
C’è un lavoro che non conosce orari, ferie né tredicesima.
È il lavoro di chi assiste ogni giorno un genitore, un partner, un figlio non autosufficiente.
In Italia sono milioni.
Vegliando di notte, rinunciando ai fine settimana, vivendo mentre gli altri riposano o festeggiano.
Molti sono costretti a lasciare il lavoro, a rinunciare al reddito, alla carriera, alla propria autonomia.
E quasi sempre lo fanno in silenzio.
Oggi lo Stato promette 400 euro al mese.
Ma chiamarlo “aiuto” non lo rende tale.
Perché assistere una persona fragile non è un hobby né un atto di buona volontà:
è un lavoro a tempo pieno che impoverisce le famiglie
e sostiene, da solo, una parte enorme del nostro welfare.
Senza i caregiver il sistema semplicemente non reggerebbe.
Eppure restano invisibili.
Riconoscerli davvero non è un favore.
È una scelta di civiltà.
danielamignogna
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