L’altra mimosa: le donne che si prendono cura di tutti

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Ogni anno l’8 marzo torna la Giornata Internazionale della Donna, con le mimose, gli eventi e le riflessioni sui diritti conquistati e su quelli ancora da conquistare. Eppure esiste un aspetto della condizione femminile che rimane spesso ai margini del racconto pubblico: il lavoro di cura. È un lavoro silenzioso, quotidiano, quasi invisibile, e nella grande maggioranza dei casi ha un volto femminile. Sono donne le figlie che assistono genitori anziani, le mogli che si prendono cura di un partner malato, le madri che seguono figli con disabilità. Sono le caregiver familiari, una presenza fondamentale nel tessuto sociale ma raramente riconosciuta come tale.

Parlare di caregiver proprio l’8 marzo significa allora spostare lo sguardo dalla celebrazione alla realtà concreta delle vite di molte donne. Perché mentre si discute di parità nel lavoro, di leadership femminile o di rappresentanza politica, milioni di donne continuano a sostenere una parte enorme del welfare quotidiano, spesso senza tutele, senza retribuzione e con pochissimo supporto. La cura diventa così uno degli snodi più profondi della questione di genere: non solo un gesto affettivo e familiare, ma anche un carico sociale che incide sul lavoro, sul tempo libero, sulla salute e sulle opportunità di vita.

Molte caregiver riducono l’orario lavorativo o rinunciano del tutto alla carriera per assistere un familiare. Altre cercano di tenere insieme tutto: lavoro, figli, casa, assistenza. Il risultato è spesso una doppia o tripla giornata che rimane nascosta nelle statistiche e nel dibattito pubblico. Eppure senza questo lavoro di cura l’intero sistema di assistenza, già sotto pressione per l’invecchiamento della popolazione, farebbe molta più fatica a reggere.

Per questo l’8 marzo può diventare anche l’occasione per guardare alla cura con uno sguardo diverso. Non solo come responsabilità privata, ma come tema sociale e politico. Riconoscere il ruolo delle caregiver significa interrogarsi su come distribuire meglio il lavoro di cura, su quali servizi pubblici siano necessari e su quanto questo impegno debba essere finalmente visibile e sostenuto. Significa, in fondo, ampliare il significato stesso della festa della donna: non solo celebrare i traguardi raggiunti, ma dare voce a quelle esperienze femminili che continuano a sostenere la vita quotidiana di intere famiglie e comunità.

In questo senso, dietro la mimosa dell’8 marzo si nasconde anche una storia meno raccontata: quella delle donne che ogni giorno si prendono cura degli altri. Un lavoro fatto di tempo, pazienza, responsabilità e spesso solitudine. Un lavoro che non sempre appare nei titoli dei giornali, ma che resta uno dei pilastri più solidi della nostra società.

Daniela Mignogna
Referente regione Emilia Romagna del CFU -Caregiver FamiliariUniti

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Ama Ndlovu explores the connections of culture, ecology, and imagination.

Her work combines ancestral knowledge with visions of the planetary future, examining how Black perspectives can transform how we see our world and what lies ahead.