
Sogni interrotti. Ricordare i sogni è difficile. Raccontarli nei dettagli, quasi impossibile. Quando poi tornano uguali, notte dopo notte, interrompono il sonno e ti svegliano di colpo, con la paura addosso, smettono di essere sogni. Diventano una condizione. A volte una tortura. A volte qualcosa che assomiglia a un attacco di panico, soprattutto quando il sonno non riesce più a scendere in profondità, là dove dovrebbe davvero ristorare. Dicono che bastino quindici o venti minuti di sonnellino pomeridiano per riprendersi. È vero, a volte. Ma capita anche lì di svegliarsi di soprassalto, attraversati da un sogno angoscioso che, stranamente, resta impresso con una nitidezza crudele, molto più dei sogni notturni. C’è una storia, una fra tante. Due coniugi ultraottantenni. Lei è malata di Alzheimer da dieci anni. Da tre non parla più, se non attraverso rare sillabe confuse. Va imboccata, non si regge in piedi, si sposta dalla carrozzina al letto e ritorno. È quasi sempre serena. A volte sorride. Lui, più anziano ancora, è il suo caregiver ventiquattr’ore su ventiquattro. Il corpo, per ora, lo sostiene.Per tutta la vita sono stati considerati una coppia “perfetta”. Non perché senza attriti, ma perché, pur diversi — lei più concreta, lui più incostante — si sono sostenuti senza clamore, senza sdolcinature. Con quelle piccole diatribe quotidiane che non intaccano l’affetto, lo confermano. Con l’aggravarsi dell’irreversibile malattia e l’impossibilità di condividere, di nominare quella lenta agonia comune, per lui i giorni hanno iniziato a confondersi con le notti. Di giorno, da sveglio, l’ansia e un eccesso di carezze, quasi fuori misura. Nei sogni, invece, accadevano i miracoli: la guarigione, il ritorno. E poi il risveglio. Ogni volta traumatico. Uno di quei sogni. Sono seduti affiancati su un divano, in un grande salone. Intorno, altre persone parlano, chiacchierano. A un certo punto lei si alza e gli dice, con semplicità: «Mi sto ammalando». Non è un miracolo. Lui sa che quella malattia le impedisce di stare in piedi. Si spaventa. Cerca di sorreggerla mentre cade. È in quell’istante che si sveglia, con il cuore in gola.


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